C’era un bambino che usciva

C’era un bambino che usciva ogni giorno,
e il primo oggetto che guardava,quello che egli diveniva,
e quell’oggetto parte di lui diveniva per il giorno, o una parte del giorno,
o per molti anni, o per molti cicli di anni.

Divenivano i primi lillà parte di quel bambino,
e l’erba, i convolvoli bianchi e rossi, il bianco-rosso trifoglio, e il canto del saltinselce…
I suoi genitori, colui che l’aveva generato e colei che l’aveva concepito nel suo seno e l’aveva messo alla luce,
a questo bambino avevano dato ben più di questo soltanto,
e a lui diedero in seguito ogni loro giorno, e divennero parte di lui.

La madre che a casa tranquilla le stoviglie ordinava,
apparecchiando la tavola,
la madre dalle gentili parole, linda la cuffia e la gonna, un sano odore emanando dalla persona e dagli abiti, quando passava,
il padre forte, l’urlo improvviso, il contratto a lungo discusso, l’astuta lusinga,
le abitudini della famiglia, le conversazioni, la compagnia,
i mobili, il gonfio cuore che anela,
affetto che non si può contraddire, il senso di ciò che è reale,
il pensiero se, dopo tutto, dovesse mostrarsi irreale,
i dubbi di giorno e i dubbi di notte, il curioso se e come,
se ciò che mostra così è così, o se è soltanto barlume, pulviscolo.

walt whitman




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