


Archive for settembre, 2009
Giochi ogni giorno…
Author: Smilla
Sottile visitatrice, giungi nel fiore e nell’acqua.
Sei più di questa bianca testina che stringo
come un grappolo tra le mie mani ogni giorno.
A nessuno rassomigli da che ti amo.
Lasciami stenderti tra le ghirlande gialle.
chi scrive il tuo nome a lettere di fumo tra le stelle del sud?
Ah lascia che ricordi come eri allora, quando ancora non esistevi.
Improvvisamente il vento ulula e sbatte la mia finestra chiusa.
Il cielo è una rete colma di pesci cupi.
Qui vengono a finire i venti, tutti.
La pioggia si denuda.
Passano fuggendo gli uccelli.
Il vento. Il vento.
Io posso lottare solamente contro la forza degli uomini.
Il temporale solleva in turbine foglie oscure e scioglie tutte le barche che iersera s’ancorarono al cielo.
Tu sei qui. Ah tu non fuggi.
Tu mi risponderai fino all’ulitmo grido.
Raggomitolati al mio fianco come se avessi paura.
Tuttavia qualche volta corse un’ombra strana nei tuoi occhi.
Ora, anche ora, piccola mi rechi caprifogli,
ed hai persino i seni profumati.
Mentre il vento triste galoppa uccidendo farfalle io ti amo, e la mia gioia morde la tua bocca di susina.
Quanto ti sarà costato abituarti a me,
alla mia anima sola e selvaggia, al mio nome che tutti allontanano.
Abbiamo visto ardere tante volte l’astro baciandoci gli occhi
e sulle nostre teste ergersi i crepuscoli in ventagli giranti.
Le mie parole piovvero su di te accarezzandoti.
Ho amato da tempo il tuo corpo di madreperla soleggiata.
Ti credo persino padrona dell’universo.
Ti porterò dalle montagne fiori allegri,copihues, nocciole oscure, e ceste silvestri di baci.
Voglio fare con te
ciò che la primavera fa con i ciliegi.
Pablo Neruda
read comments (0)Il vento cala e se ne va
Author: Smilla
Il vento cala
Il vento cala e se ne va
lo stesso vento non agita
due volte lo stesso ramo
di ciliegio
gli uccelli cantano nell’albero
ali che voglion volare
la porta è chiusa
bisogna forzarla
bisogna vederti, amor mio,
sia bella come te, la vita
sia amica e amata come te
so che ancora non è finito
il banchetto della miseria
ma finirà…
Nazim Hikmet
C’era un bambino che usciva
Author: Smilla
C’era un bambino che usciva ogni giorno,
e il primo oggetto che guardava,quello che egli diveniva,
e quell’oggetto parte di lui diveniva per il giorno, o una parte del giorno,
o per molti anni, o per molti cicli di anni.
Divenivano i primi lillà parte di quel bambino,
e l’erba, i convolvoli bianchi e rossi, il bianco-rosso trifoglio, e il canto del saltinselce…
I suoi genitori, colui che l’aveva generato e colei che l’aveva concepito nel suo seno e l’aveva messo alla luce,
a questo bambino avevano dato ben più di questo soltanto,
e a lui diedero in seguito ogni loro giorno, e divennero parte di lui.
La madre che a casa tranquilla le stoviglie ordinava,
apparecchiando la tavola,
la madre dalle gentili parole, linda la cuffia e la gonna, un sano odore emanando dalla persona e dagli abiti, quando passava,
il padre forte, l’urlo improvviso, il contratto a lungo discusso, l’astuta lusinga,
le abitudini della famiglia, le conversazioni, la compagnia,
i mobili, il gonfio cuore che anela,
affetto che non si può contraddire, il senso di ciò che è reale,
il pensiero se, dopo tutto, dovesse mostrarsi irreale,
i dubbi di giorno e i dubbi di notte, il curioso se e come,
se ciò che mostra così è così, o se è soltanto barlume, pulviscolo.
walt whitman

