Archive for novembre, 2009

11 22nd, 2009

Facciamo ammorbidire la colla di pesce tenendola a bagno per 10-15 minuti in acqua  fredda.

Intanto col mattarello infarinato, su un piano di lavoro altrettanto infarinato, stendiamo la pasta in una foglia spessa 4 mm. circa; e usiamola per foderare una tortitera di 20-22 cm. di diametro. Punzecchiamo la pasta sul fondo della tortiera con la forchetta; mettiamola al centro del forno già caldo, cuociamo in “bianco” per 10 minuti 200° e per altri 20 minuti riducendo la temperatura a 190°.

Togliamo dal forno e dallo stampo e mettiamo a raffreddare su una griglia.

Separiamo i tuorli delle uova dagli albumi. In una ciotola Sbattiamo con la frusta i tuorli e lo zucchero fino ad avere un composto ben montato ed incorporiamoci i succhi di arancia e di limone.

Posiamo la ciotola contenente questo composto sull’imboccatura d’una pentola d’acqua a leggerissimo bollore e cuociamo mescolando continuamente con un cucchiaio di legno, finchè il composto non si addensi.

Uniamo la colla di pesce ben sciolta, mescolandola finchè sia sciolta.

Togliamo dal fuoco, uniamo la scorza d’arancia grattugiata, mescoliamo bene e lasciamo raffreddare leggermente la crema.

Montiamo la panna e gli albumi in ciotole separate; uniamo quindi prima la panna montata poi molto delicatamente gli albumi.

Versiamo quindi il tutto nel “guscio” di pasta e mettiamo in frigo per almeno un’ora.

Subito prima di servire, grattugiamo il cioccolato sopra la crema e guarniamo con i bastoncini si scorza di arancia candita!

Ingredienti: pasta ordinaria preparata con 3/4 delle dosi indicate, 8 gr. (poco più di 1 foglio e 1/2) di colla di pesce , 4 uova, 5 cucchiai di zucchero, 1 dl. di succo d’arancia, 1 cucchiaio di suco di limone, la scorza grattugiata di un’arancia, 1 dl. abbondante di panna liquida.

Per guarnire: cioccolato amaro in tavoletta, scorza d’arancia candita in bastoncini.

Un “guscio” di pasta, riempito con una soffice crema all’arancia. Un tocco raffinato sarebbe quello di coprire la crema con uno strato di panna montata, dopo aver fatto raffreddare la torta e prima di procedere alla decorazione.




Turbato da un sogno

Author: Smilla
11 11th, 2009

È la luna quella
alla finestra, tanto grande e rossa?
nella stanza nessuno?
nessuno vicino al letto?

Ascolta, palpitano
i suoi passi giù per le scale
… o ai vetri è un battito d’ali?

Lei un momento fa
sulla bocca mi baciava calda:
calda come la luna nel sud
quando splende rossa,
la luna che da abissi lontani
segnò quei due baci.

E la luna ora va
rannuvolandosi, ha frainteso!
così giù nel mio sangue lenti
affondano i miei baci, presto
restando sommersi.

Non ci siamo capiti!

David Herbert Lawrence



Una canzone.

Author: Smilla
11 8th, 2009

La canzone è una penna e un foglio
così fragili fra queste dita,
è quel che non è, è l’erba voglio
ma può essere complessa come la vita.
La canzone è una vaga farfalla
che vola via nell’aria leggera,
una macchia azzurra, una rosa gialla,
un respiro di vento la sera,
una lucciola accesa in un prato,
un sospiro fatto di niente
ma qualche volta se ti ha afferrato
ti rimane per sempre in mente
e la scrive gente quasi normale
ma con l’anima come un bambino
che ogni tanto si mette le ali
e con le parole gioca a rimpiattino.

La canzone è una stella filante
che qualche volta diventa cometa
una meteora di fuoco bruciante
però impalpabile come la seta.
La canzone può aprirti il cuore
con la ragione o col sentimento
fatta di pane, vino, sudore
lunga una vita, lunga un momento.
Si può cantare a voce sguaiata
quando sei in branco, per allegria
o la sussurri appena accennata
se ti circonda la malinconia
e ti ricorda quel canto muto
la donna che ha fatto innamorare
le vite che tu non hai vissuto
e quella che tu vuoi dimenticare.

La canzone è una scatola magica
spesso riempita di cose futili
ma se la intessi d’ironia tragica
ti spazza via i ritornelli inutili;
è un manifesto che puoi riempire
con cose e facce da raccontare
esili vite da rivestire
e storie minime da ripagare
fatta con sette note essenziali
e quattro accordi cuciti in croce
sopra chitarre più che normali
ed una voce che non è voce
ma con carambola lessicale
può essere un prisma di rifrazione
cristallo e pietra filosofale
svettante in aria come un falcone.

Perché può nascere da un male oscuro
che è difficile diagnosticare
fra il passato appesa e il futuro,
lì presente e pronta a scappare
e la canzone diventa un sasso
lama, martello, una polveriera
che a volte morde e colpisce basso
e a volte sventola come bandiera.
La urli allora un giorno di rabbia
la getti in faccia a chi non ti piace
un grimaldello che apre ogni gabbia
pronta ad irridere chi canta e tace.
Però alla fine è fatta di fumo
veste la stoffa delle illusioni,
nebbie, ricordi, pena, profumo:
son tutto questo le mie canzoni.

Francesco Guccini